Società Milanese Redini Lunghe


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Chaise à L'italienne

MUSEO

“Chaise à l’Italienne” o “Cabriolet” da viaggio
e smontabile a mano

Si tratta di uno speciale modello, finora sconosciuto, di “Cabriolet” del sec. XVIII, costruito nella regione padana, che pur appartenendo alla famiglia dalla “chaise de poste” francese e dal “sediolo” del Nord Italia, se ne differenzia per alcune particolarità.
Questo “
cabriolet” si differenzia dalla “chaise de poste“ francese, per la forma e per la sospensione, così come dal “sediolo” italiano, per la forma e la solidità della struttura.
Infatti esso non è costruito per la corsa, bensì per il viaggio di due persone e del loro bagaglio.
Tutti i migliori studiosi concordano nell’affermare che il “
cabriolet” è nato in Italia, derivato dalla “chaise de poste” francese. Il Generale Barone Faverot de Kerbrech, nel suo magnifico libro “L’Art de conduire et d’atteler”, a proposito della “chaise à l’italienne ou à soufflet ” dice espressamente che essa è stata importata in Francia dall’Italia.
La scoperta di questo “
cabriolet” italiano, potrebbe far azzardare l’ipotesi che tratti di un esemplare più unico che raro della “chaise à l’italienne ou à soufflet” descritto dalla letteratura della metà del sec. XVIII (F.A.Garsault “ Le nouveau parfait maréchal”,1746 – A.J. Roubo «menuisier carrossier» 1781)

CARATTERISTICHE PARTICOLARI del «da viaggio» quì illustrato
La peculiarità (e forse l’unicità) di questo esemplare di carrozza a due ruote “da viaggio” adatta al trasporto di 2 persone con molto bagaglio, è di essere “interamente smontabile a mano” in 14 pezzi (2 stanghe, 6 traverse, 2 pianali, 1 sedile, 2 ruote ed 1 assale). Infatti le viti in ferro che assemblano i vari pezzi, sono dotate di “dadi a galletto” per permettere di essere avvitati e svitati manualmente.
Si tratta perciò di un “cabriolet” concepito per il viaggio e per essere facilmente smontato e trasportato. Trasportato dove e perchè?
Immagino che la risposta vada ricercata nelle condizioni delle strade che nel sec. XVIII, come sappiamo dalle cronache di quel tempo, erano molto precarie ed in qualche caso i pochi veicoli che circolavano erano spesso bloccati da ostacoli insormontabili che obbligavano il viaggiatore a proseguire a dorso di mulo essendo la strada interrotta o impraticabile.
E’ il caso dei guadi, delle frane, del fango ma soprattutto del passaggio delle Alpi, ove i primi valichi carrozzabili furono costruiti solo nei primi anni del sec. XIX in epoca napoleonica e che d’inverno rendevano impossibile e pericoloso il passaggio di qualsiasi veicolo.
Ricordo che ai piedi delle Alpi, in Piemonte, esistevano nei tempi passati i cosiddetti “marrons”, abitanti della zona di Susa, ai piedi del Moncenisio che “traghettavano” i viaggiatori al di là del Moncenisio.
Erano delle valenti guide alpine ed infaticabili mulattieri, che portavano i passeggeri ed i loro bagagli sui muli o sulle portantine fino alla cima del passo per poi effettuare una spericolata discesa sulle slitte fino a valle.

E’ probabile che questo “cabriolet” da viaggio fosse stato costruito appositamente per poter essere smontato e someggiato a dorso di mulo, così che il suo proprietario potesse continuare il suo viaggio con la sua carrozza, al di là degli ostacoli imprevisti.

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Una riflessione particolare meritano inoltre le seguenti caratteristiche costruttive:

LA TOTALE ASSENZA DI SOSPENSIONI
Si ritiene che la mancanza delle sospensioni sia una scelta costruttiva mirata a diminuire il peso della carrozza da trasportare smontata.
Si noti che il peso della carrozza, pur senza sospensioni in ferro, è notevolissima in quanto la struttura è dotata di una enorme solidità costruttiva, per permettere il viaggio anche su percorsi particolarmente accidentati.

LA POSIZIONE DEL SEDILE SULLE STANGHE (invece che sull’assale)
La scelta costruttiva di posizionare il sedile molto in avanti sulle stanghe e il bagaglio sull’assale e dietro di esso è certamente inusuale e anti-convenzionale.
La vettura, anche da vuota, appare pesantemente squilibrata detenendo tutto il peso sulle stanghe: si tratta di comprendere le ragioni di tale scelta costruttiva che appare a prima vista sconsiderata e che comporta la necessità di un animale da soma per sostenerla.
Si ritiene che non avendo voluto montare una sospensione in ferro perchè troppo pesante, sia stato concepito e realizzato un ingegnoso sistema di molleggio sulle stanghe, certamente molto più leggero anche se meno efficace.
La ragione per la quale il sedile non è stato posizionato sull’assale (che essendo completamente rigido riceve tutte le scosse) ma sulle stanghe, sarebbe quindi di “confort” del passeggero.
(Si noti che le stanghe sono state realizzate in legno di faggio, quindi molto più flessibile del legno assai più rigido di norma utilizzato per la costruzione delle stanghe)
Il bagaglio, invece, così come il palafreniere vengono posizionati sull’assale e subiscono tutte le scosse del terreno.

L’ASSENZA DEL TETTO RIGIDO
Sarebbe senz’altro singolare che un veicolo da viaggio non fosse provvisto di una copertura fissa o mobile.
Nel nostro caso il “cabriolet” sarebbe stato dotato di un soffietto pieghevole incernierato sui due sostegni in ferro esistenti alla sommità del ventaglio.
Il soffietto ripiegato, sarebbe stato riposto nel ripostiglio (cave) posto sotto alla cassa.

COME VENIVA ATTACCATO ?
E’ probabile che questo “cabriolet” da viaggio fosse attaccato ad un animale da soma tra le stanghe (detto “bidet”) e, in considerazione dell’enorme spazio previsto per il bagaglio e per il palafreniere e quindi della evidente importanza del personaggio trasportato, ritengo altrettanto probabile che fosse tirato per mezzo di due bilancini attaccati alle stanghe, da un 2° cavallo montato da un postiglione (detto “porteur”) sulla sinistra, e da un 3° cavallo con pettorale (detto “bricolier”) sulla destra.
(vedi Garsault - Planche XIX e F. de Kerbrech “L’Art de conduire et d’atteler” – 1903)

ORIGINE E PROVENIENZA
Questa vettura, veramente eccezionale per la sua rarità, proviene dalla vendita all’asta tenutasi da Christie’s a Bologna il 4 giugno 1991.
E’ l’unica carrozza della Collezione che non sia dotata della documentazione del suo proprietario originario, che finora, non è stato identificato con certezza.

Si dice però, ed effettivamente sembra possibile ed anche probabile, che sia appartenuta al mitico personaggio Giacomo Casanova, detto Chevalier de Seingalt (Venezia 1725 – Dux, Boemia 1798) il celebre avventuriero e scrittore veneziano che ha scritto le sue «émoires de ma vie» in francese ed ha descritto i suoi viaggichilometri attraverso tutta l’Europa e gli USA) descrivendo in dettaglio tutte le vetture da lui utilizzate.
(VediThe Casanova Tour – www.giacomo-casanova.de)


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